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Johann Sebastian Bach, Actus Tragicus – Cantate BWV 106, 150, 131, 12

Anna Prohaska
Marzo 2020, l’isolamento, i teatri chiusi, i concerti annullati, la paura del contagio e della malattia, la solitudine. Il soprano Anna Prohaska ha reagito alla pandemia dando vita a un progetto a cui stava lavorando da tempo, un album che raccogliesse alcune arie e cori meno noti di Johann Sebastian Bach. Complice il liutista e direttore Wolfgang Katschner ha registrato Redemption, un album che avrebbe dovuto rimanere in formato digitale e invece ora ha preso corpo.
In un’intervista esclusiva, ci spiega la genesi di un disco che diventa emblematico del nostro tempo
La copertina del suo nuovo CD, Redemption, contestualizza l’emergenza sanitaria del Covid. Ci sono collegamenti tra questo nuovo progetto di registrazione e i lockdown del 2020?
Ho sempre voluto registrare un CD con arie e cori meno noti di Johann Sebastian Bach, cioè non quelli delle Passioni o dalla Messa in si minore, così io e Wolfgang Katschner per mesi ci siamo confrontati su come realizzare un simile progetto. Poi con il lockdown di marzo abbiamo deciso di prendere “il toro per le corna” e trasformare questa tragedia delle cancellazioni dei concerti in una miracolosa opportunità. All’improvviso abbiamo avuto il tempo e la tranquillità di ascoltare in profondità questo insormontabile corpus di cantate e scegliere le arie e i cori più commoventi, stimolanti e contemplativi.
Penso che tutti noi musicisti, con l’interruzione forzata dei concerti dovuta alle misure sanitarie per il Covid, abbiamo attraversato momenti bui e di depressione. Io ho cercato una via d’uscita. Riunirsi per le prove e per la registrazione è stata una sorta di auto-redenzione. Abbiamo lasciato che la musica di Bach fluisse in noi e placasse in qualche modo le ferite aperte nelle nostre anime isolate.
Il suo precedente disco, intitolato Paradise Lost era incentrato sulla figura di Eva, sui temi del Paradiso e dell’esilio. Quali sono invece le tematiche di Redemption?
In età barocca le persone erano quotidianamente in contatto con la morte. Bach perse precocemente sua moglie, ma lo apprese solo al suo ritorno da un viaggio. Molti compositori videro morire i propri figli. Per noi invece la morte è quasi un argomento tabù e ho voluto, come dire… girare il coltello nella piaga.
Volevo anche esplorare il concetto di malattia dal punto di vista di una persona che viveva nel periodo barocco. Questi testi pietistici invitano all’autoaccusa, alla punizione di Dio con una piaga, con la morte, all’ambire a un posto migliore, alla redenzione, alla salvezza da parte di Cristo, anche attraverso il desiderio estatico del suicidio e, infine, vedere che le novole lasciano il posto al sereno e i raggi del sole iniziano a scorrere nel cuore, come in “Weichet Nur, betrübte Schatten”, unico brano non sacro del programma del CD.
Che sia stato l’Illuminismo il cammino fuori dalle tenebre e l’unica vera salvezza per l’umanità? Non posso affermarlo con certezza…
Che cosa ci insegnano la pandemia e i duri sacrifici imposti dalle misure sanitarie?
Il mondo della musica, e il business in generale, deve imparare la lezione di non abusare delle risorse del nostro pianeta per uno stile di vita insensato. La mia agenda non ha fatto eccezione. Idealmente tutti i promoter, i festival, le stagioni concertistiche e i teatri d’opera dovrebbero lavorare insieme e coordinare i loro programmi in modo che i musicisti possano pianificare spostamenti non affannosi da città a città evitando i troppi viaggi in aereo. Dovrebbe essere possibile con i moderni software!
Ma c’è ancora tanta invidia e possessività attorno alle esclusive e non c’è molta speranza. Penso che dovrebbe essere scontata la necessità di abolire i voli a breve distanza in Europa, potenziando i servizi ferroviari veloci affinché prendano il sopravvento.
Non credo che sarà mai possibile evitare al 100% le infezioni da parte di qualsiasi tipo di virus. Dovremmo vivere sotto una campana di vetro e rimanere a casa per il resto della nostra vita. Dobbiamo imparare ad affrontare questo virus.
A mio avviso è assolutamente assurdo che le persone siano ammassate in aerei e treni come nelle scatole delle sardine e non possano sedersi distanziate e indossando la mascherina in una grande sala da concerto. La soluzione non è certo quella di cancellare gli spettacoli con più di un cantante. Abbiamo bisogno di potenziare i test per i musicisti nei luoghi della musica classica, come succede per i calciatori, anche se i musicisti non hanno una lobby così potente.