Carlo Vistoli

Com’è nato il progetto Amor tiranno?

Dopo aver partecipato ad una registrazione dedicata a Filiberto Laurenzi con l’ensemble Sezione Aurea, il clavicembalista Filippo Pantieri mi ha proposto fare un nuovo progetto assieme; io ero proprio in cerca di qualche idea per un secondo recital solistico, dopo Arias for Nicolino, così abbiamo iniziato a prendere in considerazione varie possibilità. Il repertorio del XVII secolo è uno dei miei più amati, così ci siamo focalizzati su questo. Abbiamo poi deciso di delimitare il campo geograficamente – la produzione musicale legata a Venezia –, e tematicamente – storie di amori infelici.
Il repertorio è vasto, tra opere e arie singole tratte da raccolte e antologie pubblicate all’epoca, quindi si è trattato di fare una selezione: la scelta è caduta sui compositori più importanti, Claudio Monteverdi e Francesco Cavalli in primis, e anche su altri meno conosciuti ma ugualmente interessanti, come Benedetto Ferrari, Francesco Sacrati o, nuovamente, Filiberto Laurenzi. La sola eccezione è rappresentata dall’aria «Così mi disprezzate?» di Girolamo Frescobaldi, che infatti abbiamo deciso di inserire come bonus track: il compositore ferrarese non è legato all’ambiente musicale veneziano, ma il tema trattato si allinea perfettamente al fil rouge che avevamo pensato, e ho ritenuto che, con la sua vivacità, potesse essere una bella conclusione del CD. Per l’appunto, una questione importante che ci siamo posti è quella della varietà: il tema, infatti, potrebbe far pensare quasi esclusivamente a dei lamenti o comunque ad arie di carattere mesto, ma vi è anche un lato più energico, di reazione “attiva”, per così dire, o addirittura ironica. Così, mentre Iarba in La Didone o Idraspe in Erismena si crogiolano nell’amarezza, vi sono altri casi in cui questi amanti traditi o respinti esprimono la loro disillusione attraverso moti di furore (come Ottone ne L’incoronazione di Poppea, che medita l’omicidio) o addirittura di derisione (la ciaccona di Ferrari «Amanti, io vi so dire»).

Quando è iniziata la collaborazione con Sezione Aurea e il clavicembalista Filippo Pantieri?

Ciò che, prima di tutto, condivido con Pantieri è l’appartenenza alla stessa terra d’origine, la Romagna. Prima del CD di Laurenzi di cui sopra, lo avevo già conosciuto nel 2012, all’epoca del mio debutto in scena: Dido & Aeneasdi Henry Purcell messo in scena dal dipartimento di musica antica del Conservatorio Bruno Maderna di Cesena. Io interpretavo il ruolo della Sorceress, mentre lui era uno dei due clavicembalisti in orchestra. A dirigere era il violinista Luca Giardini. Due anni dopo, a Rimini, nell’àmbito della Sagra Malatestiana, un’altra produzione di nuovo del grande compositore inglese ci ha fatti ritrovare, King Arthur – spettacolo ripreso poi a Roma, Bologna e Pesaro. Una versione sui generis, che ho trovato particolarmente interessante, curata dal gruppo teatrale Motus, in cui musica e parola si compenetravano, per trovare vie di espressione fuori dall’ordinario. In questo caso, l’ensemble era Sezione Aurea, i cui componenti possono variare di volta in volta, ma in cui un punto fisso è costituito, appunto, dal clavicembalo di Pantieri. La loro attività è caratterizzata dall’attenzione alle prassi esecutive storiche ma anche dalla volontà di mettersi continuamente in gioco e aprirsi a contaminazioni con altri campi artistici (come la collaborazione con i Motus).

Dove è stato registrato il video promozionale?

Nello stesso luogo in cui abbiamo registrato il CD, ovvero il Castello Malatestiano di Longiano, sulle prime colline romagnole, a ridosso della riviera, presso la Fondazione Tito Balestra, che ci ha gentilmente concesso l’utilizzo dei suoi spazi. È un luogo incantevole, memore di secoli di storia e di cultura, che viene mantenuta viva dal centro d’arte che ci ha ospitato e che porta il nome del poeta longianese Tito Balestra. Abbiamo ritenuto che potesse essere un luogo adatto per girare il video, avendo a disposizione varie stanze e un ballatoio esterno da cui si gode una magnifica vista, con l’orizzonte che si estende fino al mare. Nella Sala dell’Arengo, proprio dove è stata fatta la registrazione, abbiamo utilizzato un’illuminazione artificiale, con l’ausilio anche di alcune candele, mentre nella sala al piano superiore, in cui sono esposte stampe e lettere, è stata sufficiente l’abbondante luce che entrava dalle finestre: era una bellissima giornata di fine dicembre, e ne abbiamo approfittato per farci fare la foto di gruppo che si trova all’interno del booklet, sulla terrazza che dà sulla vallata sottostante.
https://www.youtube.com/watch?v=gqPEQEz_OjA

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