Paola Erdas

Paola Erdas

Come è nato il nuovo progetto discografico pubblicato da Hitasura Productions, attorno alla figura di Antonio Valente, compositore ingiustamente dimenticato?

Tanti sono i motivi: innanzitutto perché mi emoziona, e perché è musicologicamente interessante; perché appartiene a quell’Italia spagnola  alla quale ho dedicato tanti anni di studio, e di cui faceva parte anche la mia terra, la Sardegna; e di conseguenza perché Valente da moltissimo tempo fa parte della mia vita musicale accompagnandomi nel corso di tanti anni di musica.
Appena ebbi in mano una copia dell’Intavolatura venni immediatamente conquistata da questa musica così forte, in cui emergeva qualcosa di sottile, di affascinante, qualcosa cha andava oltre il tessuto musicale, che cominciò a risuonare in me, come fosse familiare. Valente entrò quindi in molti programmi da concerto: dal crossover A Night in Goa sulla musica Indiana e Iberica, a Hermosuras, progetto sulle Cantate da Camera spagnole del XVII secolo passando per Il Cembalo Intorno a Gesualdo.

Nel disco usa due differenti strumenti. Ci può raccontare le peculiarità di ciascuno di essi?

Il Cd nasce anche perché ci sono questi due meravigliosi strumenti antichi, perfetti per esprimere i due lati dell’opera di Valente. Il Virginale Rucellai, che nonostante l’appartenenza al patrimonio di una delle più importanti famiglie toscane è di costruzione napoletana della fine del XVI secolo, è assolutamente perfetto per far risuonare i Balli di Valente. Il suo suono forte e dolce al tempo stesso, quasi un suono di tiorba, sembra creato apposta per esprimere appieno l’energia della musica più “pop” del Cinquecento.
Il Cembalo Sansevero, stesso periodo storico, stessa provenienza Napoletana, anch’esso appartenuto a una famosissima famiglia della città partenopea, ha la voce ideale per esprimere l’animo più colto, serio senza mai essere noioso del nostro autore. Un suono elegantissimo, preciso, di un fascino più sottile, ma altrettanto coinvolgente.

Il programma si conclude con un omaggio a Carlo Gesualdo da Venosa. Come mai questa scelta?

Per due motivi: il primo perché i Gesualdo erano imparentati con i Sansevero, e quindi forse, chissà, il cembalo che ho utilizzato potrebbe essere stato suonato da Don Carlo in persona. E secondo perché Gesualdo è la conclusione del percorso musicale iniziato nel Regno di Napoli dalla prima generazione di grandi tastieristi del Sud, di cui Valente fa parte. Il Principe, come veniva chiamato, conclama quel primo Barocco che in Valente ancora profuma di Rinascimento.

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