Vittorio Ghielmi

Vittorio Ghielmi

Qual è il segreto a cui fa riferimento il titolo del suo nuovo disco in uscita per l’etichetta Alpha?

Il ritrovamento fortuito di alcune fonti inedite, alcune non ancora accessibili al pubblico, una ritrovata nel 2018 ed oggi depositata alla Biblioteca Nazionale di Parigi. Queste fonti sono manoscritti in cui Marais stesso o alcuni suoi allievi o discepoli hanno annotato con dei codici speciali (sigle e segni) migliaia di informazioni relative all’interpretazione dei brani di Marais. Si tratta di annotazioni di tipo musicale e/o tecnico e sono così fitte da poter parlare di un “video” ante-litteram. Dopo averle decifrate abbiamo potuto seguire il gesto del Maestro nei minimi particolari, appunto come in un video. Si tratta forse di un unicum nella storia della musica. La decifrazione è avvenuta nell’ambito di un progetto di ricerca all’Università Mozarteum di Salisburgo, sotto la mia supervisione e con il fondamentale contributo del dottor Christoph Urbanetz.
Un libro su tema, con tutte le fonti, è in preparazione.

Com’è cambiato l’approccio interpretativo della musica antica rispetto ai pionieristici anni Settanta del secolo scorso?

Naturalmente vi è stato, per molti strumenti “antichi” (ma non per tutti) un innalzamento del livello tecnico. Credo però che sulla ricerca ed interpretazione vi sia ancora molto da fare. Le prime generazioni lavorarono di intuito e con grande passione. Da quelle esperienze si formarono dei “canoni” interpretativi che, anche per le forti personalità dei “pionieri”, portarono a confondere le interpretazioni personali dei grandi interpreti dell’epoca con un supposto stile “filologico”, bloccando in realtà una sana dialettica di ricerca e creatività all’interno della “musica antica”. Personalmente incito di continuo i giovani, (nella mia duplice veste di interprete e di direttore di Dipartimento e Professore al Mozarteum di Salisburgo e al Royal College di Londra) a non smettere di ricercare, di pensare con la propria testa, di trovare nuove soluzioni. La musica è un’arte viva e vive solo ed unicamente nell’intuizione artistica del momento. La preparazione a monte, tecnica strumentale, filologica, storica eccetera, è uno strumento indispensabile per capire un qualsiasi testo, antico e moderno, ma non fornisce alcuna garanzia sulla validità artistica di una interpretazione. Concepire la filologia della musica (antica e non) come una specie di marchio DOC, certificazione di “qualità originale” è un errore madornale, che è servito forse solo a vendere dischi. La verità, se ne esiste una, va cercata invece nella profondità artistica degli interpreti... e questo vale per tutti i tipi di repertorio.

Com’è nato il suo sodalizio artistico con Luca Pianca?

Luca fondò con mio fratello Lorenzo Ghielmi e con Giovanni Antonini il Giardino Armonico negli anni ’80, a Milano. Dieci anni dopo – sono più giovane 🙂 – iniziai una frequente collaborazione col gruppo e, nel 2000, registrai con Luca il nostro primo CD in duo. Da allora abbiamo suonato centinaia di concerti e registrato una decina di dischi. Nel contempo iniziai l’esperienza de Il Suonar Parlante, dapprima come consort di viole da gamba e nel 2007, con l’apporto indispensabile di mia moglie, il soprano Graciela Gibelli, fondammo Il Suonar Parlante Orchestra, che completa questo album.
Il concetto di dialogo tra i due solisti e l’orchestra, ideato da Graciela, non ha un mero fine di alternanza teatrale all’interno del disco. Abbiamo trasposto i suggerimenti delle annotazioni originali anche al materiale d’orchestra. Ne appare, come già apprezzato dalla critica francese e tedesca, un’immagine sonora e ritmica completamente nuova, rispetto a quello cui siamo abituati per il barocco francese. Spero sia un contributo duraturo alla conoscenza di questa musica meravigliosa ed inesauribile.

Copyright © 2020 – All rights reserved.

Posted in Interviste