Love I obey

Alpha 538

AAVV
Love I obey
Rosemary Standley, canto , Bruno Helstroffer, direzione , Helstroffer’s Band
Etichetta: ALPHA
N. supporti: 1 Cd
Codice catalogo: ALPHA 538
Codice a barre: 3760014195389
Ufficio commerciale sales@self.it
Distributore italiano Self Distribuzione

Video

RECENSIONI

Media: Blow Up
Data:
Numero:
Giornalista: Piercarlo Poggio
Voto: 8

La cantante dei Moriarty si prende una vacanza rigenerante e unisce le forze con il quartetto di Bruno Hel­stroffer (tiorba e chitarra) per un’im­mersione nel folk inglese e statuni­tense d’altri tempi. A varie riprese siamo proiettati nel Seicento (la title track, I Once Loved A Lass, What If A Day, An Evening Hymn di Pur­cell) o addirittura prima (O Death, attribuita ad Anna Bolena). Imprevedibilmente c’è anche un po’ d’Italia: Bruton Town altro non è se non la trasposizione della celebre novella boccacciana Lisabelta da Messina.
Nella sezione a stelle e strisce troviamo la montanara Geordie e Hush You Bye, tratto dagli archivi di Alan Lomax.
Sul lun­go la Strandiey ha una voce un poco monocorde ma in fin dei con­ti perfettamente funzionale al contesto, oscillante tra colto e popolare. Il serpentone e il bugie di Michel Godard sono il di più in vari momenti.

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Descrizione

Rosemary Standley, cantante franco-americana dalla voce delicata e carismatica, affronta il repertorio barocco con sobrietà ed eleganza. È accompagnata dall’ensemble di Bruno Helstroffer, chitarrista e liutista al crocevia tra mondo ‘antico’ e ‘moderno’, formato da musicisti specializzati negli strumenti antichi (clavicembalo, organo, viola da gamba, serpente). Love, I Obey è l’evocativo titolo di un toccante omaggio a ballate che sembrano sospendere il tempo. Certo, la musica arriva dal passato, ma quelli che la eseguono sono immersi nel presente. Si ascolta Love, I Obey come una proposta e viverla come una fantasia, con le sue storie quotidiane che ci fanno comprendere la Storia con la ‘S’ maiuscola. L’approfondita ricerca condotta con il rigore di un investigatore dalla clavicembalista del gruppo, Elisabeth Geiger, riporta in vita brani dimenticati da quattrocento anni, come la canzone di William Lawes che dà il titolo al disco.

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