Lettres intimes. Quartetti di Bartók, Schulhoff e Janácek

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Bartók, Schulhoff e Janácek
Lettres intimes
Quatuor Voce
Etichetta: Alpha
Formato: Cd
N. supporti: 1
Codice catalogo: ALPHA267
Codice a barre: 3760014192685
Uscita in Italia: 20 gennaio 2017
Ufficio commerciale: sales@self.it
Distributore: Self Distribuzione

TRACCE

Bartók: String Quartet No. 1, Sz 40 (Op. 7)
Janacek: String Quartet No. 2 ‘Intimate Letters’
Schulhoff: Five Pieces for String Quartet

VIDEO

RECENSIONI

Media: Archi Magazine
Data: 01/05/2017
Numero:
Giornalista: Luca Segalla
Voto: 5

E un suono purissimo a contraddistinguere il Quatuor Voce, unito a un’intensita espressiva a tratti lancinante. Lo si avverte subito, fin dalle prime battute del Quartetto n.1 di Bela Bartok, distillate senza la minima ombra di vibrato, se

ne ha conferma nella precisione assoluta dei meccanismi d’assieme delle geometrie sonore dei Cinque pezzi di Erwin Schulhoff, si resta infine attoniti all’ascolto del Quartetto n.2 di Leoš Janaček, passato alla storia con il sottotitolo di

“Lettere intime”. Attivo dal 2004, il Quatuor Voce ci regala un CD tutto novecentesco e tutto da incorniciare, dando prova di una straordinaria versatilita nel passare dalle venature ancora tardoromantiche e ottocentesche – ma e un Ottocento sublimato e depurato dal sentimentalismo – del Primo Quartetto bartokiano (1908-1909) ai ritmi raggelati

dei Valzer, dei Tanghi e delle Tarantelle che sono la sostanza, alla maniera del Neoclassicismo di Stravinskij, dei Cinque pezzi per quartetto d’archi del ceco Erwin Schulhoff, morto in un campo di concentramento nazista nell’agosto

del 1942. Il culmine espressivo di questo viaggio novecentesco e rappresentato pero dal Quartetto n.2 di Leoš Janaček, il cui sottotitolo diventa anche il titolo del CD, appunto “Lettere intime”. Le circostanze della nascita di questo febbrile, disarmonico e sensualissimo capolavoro sono note. Nel 1917 il sessantatreenne compositore conosce Kamila Stosslova, di quasi quarant’anni piu giovane, innamorandosene follemente.

Da questa passione, solo platonica, nascono centinaia di lettere e soprattutto nascono i grandi capolavori di Janaček, dei quali il Quartetto n.2, composto nel 1928 pochi mesi prima della morte, rappresenta l’estrema propaggine,

la testimonianza di un fuoco che continuava ad ardere imperioso resistendo all’opera corrosiva del tempo. Il carattere visionario, per non dire delirante, di questo capolavoro emerge in tutta la sua sconvolgente matericita in un’interpretazione quasi asfissiante per il violento espressionismo di certi passaggi, l’implacabile incedere ritmico,

gli stagnanti abbandoni lirici (si veda la dolcezza stanca del cullante ritmo di nenia infantile con cui si apre il terzo movimento). Un’interpretazione tanto intensa (il movimento conclusivo e un ribollire di passioni, una corsa folle in cui tutto sembra precipitare eppure nulla sembra essere lasciato al caso dagli interpreti) quanto dominata da un assoluto rigore formale in virtu della cura di ogni dettaglio, soprattutto negli attacchi e nelle chiusure di frase, e di un’intonazione impeccabile anche nei passaggi in armonici piu ardui.

Per non dire della ricerca di un colore timbrico lontano da ogni canone di bellezza classica, a rendere l’innaturalezza ma anche l’animalesca gioia di una passione incapace di raffreddarsi.

E poi il virtuosismo, altissimo, che consente ai quattro della formazione francese (le violiniste

Sarah Dayan e Cecile Roubin, il violista Guillaume Becker e la violoncellista Lydia Shelley) di risolvere in scioltezza tutte le insidie di una partitura che al suo apparire venne giudicata ineseguibile.

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DESCRIZIONE

Il Quatuor Voce, che recentemente ha celebrato il suo decimo anniversario, dà seguito alle due registrazioni dedicate a Mozart con la flautista Juliette Hurel (Alpha 204) e a Brahms con la violista Lise Berthaud (Alpha 214) invitandoci ad un viaggio nell’Europa centrale. Le tre opere qui registrate furono scritte nell’arco di un periodo di vent’anni. Due di queste alludono alle vicende amorose dei rispettivi compositori. Il Primo Quartetto di Bartók potrebbe essere considerato come il Quartetto n. 17 di Beethoven. L’intenso Lento d’apertura è un movimento lirico-drammatico che traduce un’infelice esperienza amorosa. Nessun quartetto precedente era arrivato così vicino all’ideale beethoveniano. Il Secondo Quartetto di Janáček riflette il suo amore per Kamila Stösslová, ed è uno specchio fedele delle emozioni in tutta la loro spontanea e mutevole autenticità. Schulhoff fu uno dei primi compositori ebraici a cadere vittima della barbarie nazista. Creativo, curioso onnivoro, egli fu un virtuoso del pianoforte che eseguiva dal jazz alla musica seriale. I suoi Cinque pezzi sono costituiti da una suite di danze in stili differenti, rispettivamente: Alla Valse viennese, Alla Serenata, Alla Czeca, Alla Tango milonga e Alla Tarantella.

Da un testo di Bernard Fournier

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