
John Dowland
Whose heavenly touch
Mariana Flores soprano, Hopkinson Smith liuto
Etichetta: Naïve
Formato: Cd
N. supporti: 1
Codice catalogo: E8941
Codice a barre: 0822186089415
Uscita in Italia: 25 ottobre 2019
Ufficio commerciale: sales@self.it
Distributore: Self Distribuzione
TRACCE
All ye, whom Love or Fortune hath betray’d
Can she excuse my wrongs? (First Booke of Songes, 1597)
Come again, sweet love doth now invite
Come away, come, sweet love
Come heavy sleep
Fine knacks for ladies
Flow my teares (Lacrimæ)
Go Crystal tears
In darkness let me dwell
Mignarda
Now, O now, I needs must part
O sweet woods
Second Booke of Songes, 1600 : I I saw my lady weep
Sorrow, stay
Wilt thou unkind thus reave me?
DESCRIZIONE
Questo CD dedicato a John Dowland è come se aprisse il cancello di un giardino segreto, coltivato e ben curato da due artisti, il soprano argentino Mariana Flores e il liutista americano Hopkinson Smith, ben noti per il loro fondamentale apporto alla musica rinascimentale e barocca della quale hanno saputo distillare l’essenza più intima della sua espressività. In questo programma la musica di Dowland, attinta dai cinque volumi di “Song or Ayres” stampati a Londra tra il 1597 e il 1612, scaturisce direttamente dal cuore e ci mostra l’anima estatica e tormentata del compositore oscillare tra le differenti sfumature dell’amore malinconico.
Per Hopkinson Smith Dowland è sicuramente il maestro assoluto della scrittura espressiva per liuto, un genio che comanda una gamma infinita di sottili sfumature nell’interazione costante tra musica e parole; il suo spirito angosciato ci trascina nelle pieghe profonde dello spirito elisabettiano, fino a un punto di non ritorno.
Un tale dramma confessionale non potrebbe mai essere monocromatico: in questo gioco di luci e ombre per liuto e voce, Dowland intreccia giocosamente parole, note e dita, mentre il soprano argentino e il liutista americano evocano insieme un intero caleidoscopio di colori sottili ed emozioni complesse. Così come le parole poetiche risuonano con il liuto, i timbri musicali della voce e le corde pizzicate proiettano una luce vivida sul suono, dalle linee più cupe, del verso elisabettiano.