
Olivier Messiaen, Francis Poulenc, Krzysztof Penderecki, Jean Yves Daniel-Lesur, Caroline Marçot
Dialogue
NFM Choir, Lionel Sow, direzione
Etichetta: Alpha Classics
Formato: CD
N. supporti: 1
Codice catalogo: ALPHA1233
Codice a barre: 3701624512333
Uscita in Italia: 8 maggio 2026
Ufficio commerciale: sales@self.it
Distributore: Self Distribuzione Milano
TRACCE
Krzysztof Penderecki
Pieśń Cherubinów
Jean-Yves Daniel-Lesur
Le Cantique des cantiques: I. Dialogue
Jean-Yves Daniel-Lesur
Le Cantique des cantiques: II. La voix du bien-aimé
Jean-Yves Daniel-Lesur
Le Cantique des cantiques: III. Le songe
Jean-Yves Daniel-Lesur
Le Cantique des cantiques: IV. Le roi Salomon
Jean-Yves Daniel-Lesur
Le Cantique des cantiques: V. Le jardin clos
Jean-Yves Daniel-Lesur
Le Cantique des cantiques: VI. La Sulamite
Jean-Yves Daniel-Lesur
Le Cantique des cantiques: VII. Épithalame
Krzysztof Penderecki
Stabat Mater
Caroline Marçot
Nigra sum
Krzysztof Penderecki
O gloriosa virginum
Francis Poulenc
Salve Regina
Krzysztof Penderecki
Agnus Dei
Olivier Messiaen
O sacrum convivium!
VIDEO
DESCRIZIONE
Il coro NFM di Wrocław accosta Penderecki e compositori francesi, dando vita a un dialogo tra la musica polacca e quella francese del Novecento, ma anche tra i cantori di Wrocław, sede dell’ensemble, e il loro direttore, il francese Lionel Sow, alla guida del coro dal 2021. Il programma si apre con Le Chant des chérubins di Krzysztof Penderecki, composto nel 1986 su un testo della liturgia ortodossa. Segue Cantique des Cantiques di Yves Daniel-Lesur, articolato in dodici sezioni e scritto nel 1953.
Nel 1962 Penderecki porta a compimento uno Stabat Mater di natura profondamente religiosa, che rappresenta al tempo stesso una presa di posizione contro il sistema comunista e il suo ateismo militante, ma anche nei confronti di certa avanguardia occidentale, altrettanto distante dal sacro. Si passa poi agli anni Duemila con Nigra sum della compositrice e mezzosoprano Caroline Marçot, particolarmente attenta al repertorio rinascimentale. Se c’è un tratto che accomuna il Salve Regina di Poulenc, composto nel 1941, e l’Agnus Dei di Penderecki, scritto quarant’anni più tardi, è una semplicità che si traduce in forma di contemplazione, la stessa che si ritrova anche in O sacrum convivium di Olivier Messiaen, del 1937.