
Alessandro Scarlatti
Missa defunctorum
Odhecaton , Paolo Da Col, direzione
Etichetta: Arcana
N. supporti: 1 Cd
Codice catalogo: A 398
Codice a barre: 3760195733981
Ufficio commerciale sales@self.it
Distributore italiano Self Distribuzione
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RECENSIONI
Data: 24/02/2017
Numero:
Giornalista: Giovanni Gavazzeni
Voto:
Scarlatti, l’architetto delle passioni.
Odhecaton, le “cento canzoni”, prima raccolta stampata (Harmonicae Mucices Odhecaton) da Ottaviano Petrucci (Venezia, 1501), è il nome di un gruppo di 15 cantori, diretti da Paolo Da Col, che riportano alla luce la Missa Defunctorum di Alessandro Scarlatti (1660-1725). Nel palermitano (o trapanese) Scarlatti senior la pienezza polifonica di ascendenza tardo rinascimentale si innesta nel barocco, attraverso torture espressive e cromatismi dolorosi. Una produzione raffinatissima: dal luogo della registrazione (Oratorio degli Angeli custodi, Lucca) alle note di accompagnamento (Luca della Libera), alla copertina, raffigurante Cristo sorretto dagli angeli, dell’istriano Francesco Trevisani, come Scarlatti, arcade, protetto dal munifico cardinale Pietro Ottoboni.
Data: 28/10/2016
Numero:
Giornalista: Andrea Milanesi
Voto:
La Missa defunctorum per quattro voci e basso continuo di Alessandro Scarlatti (1660-1725) è un grande capolavoro tutto da scoprire e rappresenta il punto di incontro ideale tra diverse istanze artistiche e spirituali. Innanzitutto tra la dimensione terrena e quella celeste, suggestivamente evocate tra le arcate di una grandiosa mise-en-scène sonora; ma poi anche tra due mondi musicali apparentemente agli antipodi, come quelli legati da una parte all’antica tradizione del severo contrappunto e dall’altra ad alcune soluzioni pienamente radicate nei “nuovi” stilemi nati in epoca barocca.
Aperture di una modernità assoluta che emergono anche e soprattutto in altre opere sacre del compositore – nato a Palermo, ma napoletano d’adozione – come quelle raccolte nello splendido progetto firmato da Paolo Da Col e dall’ensemble vocale e strumentale Odhecaton. Insieme con la prima incisione assoluta del Requiem, nel disco troviamo infatti riunite alcune pagine di indiscusso valore, a partire dal solenne Miserere (scritto nel 1708 per le celebrazioni liturgiche della Settimana Santa presso la Cappella Sistina), passando per il variopinto Magnificat per arrivare al quasi cameristico Salve Regina; lavori in cui Scarlatti miscela tra loro linguaggi differenti, dando vita a una scrittura multiforme e di notevole originalità armonica.
Ma è sicuramente la Missa defunctorum a presentare gli spunti di maggior interesse e a offrire il banco di prova più arduo per saggiare le qualità interpretative del gruppo Odhecaton che, forte della sua assidua frequentazione con i capolavori polifonici del tardo Rinascimento, qui si trova nel suo habitat naturale; tra le regole di una grammatica del dolore che richiama da vicino la lezione madrigalistica del sommo Gesualdo da Venosa – come emerge con chiarezza nella sequenza del Dies Irae (con lo straniante “Ingemisco”) – ma che tocca vertici di sublime pathos ed espressività nel commovente Lacrimosa, uno dei momenti più alti e suggestivi dell’intero disco.
Data: 09/01/2017
Numero:
Giornalista: Andrea Penna
Voto:
Ecco il link all’intervista.
Data: 16/03/2017
Numero:
Giornalista: Enrico Girardi
Voto: 8

Data: 01/03/2017
Numero: 213
Giornalista: Carlo Vitali
Voto: da 3 a 4 stelle
Come ci ricorda Luca DellaLibera nelle sue preziose note di copertina, la drammatica Missa defunctorum di Alessandro Scarlatti fu riesumata il 15 aprile 1971 alle esequie veneziane di Stravinskij,ma non ebbe la ventura di piacere al di lui pedantissimo famulus Robert Craft. E nemmeno il Miserere a nove voci in due cori, da cantarsi alternatim fra polifonia e falsobordone all’uso della cappella papale durante il triduo di Passione, fece breccia nel cuore degli usignoli sistini, che continuarono a preferigli quello più fluido di Gregorio Allegri. E oggi? Più lodato che eseguito, e talora sfregiato da esecuzioni in ogni senso sommarie, Scarlatti padre resta un autore divisivo anche nel campo della produzione da chiesa, dove l’ultima registrazione degna di plauso incondizionato ci pare quella del 350enario di nascita a cura dell’esordiente Concerto de’ Cavalieri (Scarlatti: Sacred Works, Cpo 2010). Ma quell’antologia, incentrata sul avori in stile concertante e solistico, sfoggiava un sestetto di specialisti del bel canto barocco, femmine e maschi in parità di genere, mentre il navigato ensemble Odhecaton tenta ora un diverso approccio col suo organico di 13 voci virili aduse ai labirinti del contrappunto osservato e l’aggiunta di due soprani donne quando per motivi fisiologici i falsettisti proprio no aguantan con la tessitura. Esperimento interessante, benché a tratti compromesso da un ambiente di registrazione dispersivo e/o dal predominio di un contraltista (Alessandro Carmignani) il cui pregevole timbro, pastoso e vibrante, tende a debordare sull’insieme. Ne risultano offuscate le qualità consuete nel complesso di Paolo Da Col: intonazione precisa, intreccio polifonico compatto, chiara pronuncia dei testi. Peccato davvero.
Descrizione
Con questo progetto Odhecaton ci propone alcune delle più interessanti e finora sconosciute pagine sacre del grande compositore italiano, in cui la tradizione rinascimentale incontra la sensibilità barocca. Al centro vi è la Missa defunctorum per quattro voci e basso continuo. È in questo splendido capolavoro – qui registrato per la prima volta – che la scrittura prevalentemente contrappuntistica lascia spazio a scelte stilistiche di grande espressività e forza espressiva, come nello straordinario Lacrimosa. Il Miserere a nove voci – scritto per la Cappella Sistina e anch’esso qui registrato per la prima volta – la partitura segue solo esteriormente il modello di Allegri: Scarlatti se ne allontana costantemente attraverso la sua originalità armonica, ricchezza formale ed espressività. Il Magnificat rivela una sintesi originale del modello palestriniano con l’espressività del linguaggio settecentesco.