Unis vers. Il violino di Stéphane Grappelli

HMM902506_3149020937617_Uni Vers… Il violino di Stéphane Grappelli_Mathias Lévy
Uni Vers… Il violino di Stéphane Grappelli
Mathias Lévy violino, Jean-Philippe Viret contrabbasso, Sébastien Giniaux chitarra
Etichetta: Harmonia Mundi
Formato: Cd
N. supporti: 1
Codice catalogo: HMM902506
Codice a barre: 3149020937617
Uscita in Italia: 30 agosto 2019
Ufficio commerciale: sales@self.it
Distributore: Self Distribuzione

TRACCE

1 | Intro 0’49
2 | Ginti Tihai (Mathias Lévy) 4’42
avec / with Vincent Ségal
3 | Sur le fil (Mathias Lévy) 5’07
avec / with Vincent Peirani
4 | Home de l’être (Jean-Philippe Viret) 5’16
avec / with Vincent Ségal
5 | Interlude (Mathias Lévy) 1’53
6 | Unis vers (Mathias Lévy) 4’17
7 | Extatique (Mathias Lévy) 4’02
avec / with Vincent Peirani
8 | Thelonious (Mathias Lévy) 1’49
9 | Rêve d’éthiopiques (Mathias Lévy) 4’10
10 | Kind of folk (Mathias Lévy) 4’57
11 | Soleil dans les feuilles d’un arbre (Sébastien Giniaux) 3’33

DESCRIZIONE

Questo progetto discografico si inserisce nella collana Stradivari, realizzata da Harmonia Mundi  in collaborazione con la collezione degli strumenti storici del Museo della Musica di Parigi e che permette di porre l’accento sulla dimensione sonora del grande patrimonio conservato dal museo, con oltre settemila esemplari tra strumenti e partiture.
Per questa terza uscita il Museo ha messo a disposizione il violino Pierre Hel del 1924 donato da Stéphane Grappelli.
Mathias Lévy ci mostra tutta l’attualità e la vitalità del jazz per archi, che vide in Stéphane Grappelli e Django Reinhardt i suoi più illustri esponenti, ora reinventato e modernizzato al ritmo di una potente ispirazione trasmessa da Lévy e assecondata dagli altri musicisti dell’ensemble.

“Mathias Lévy ci fa ascoltare un trio che ha trovato il suo perfetto equilibrio, dall’unità acquisita  sul piano della sonorità – come se ogni singolo respiro fosse all’unisono –  fino all’elegante contrappunto, passando attraverso un’intricata combinazione timbrica. E conferma, soprattutto, di essere ben degno di posare il suo archetto sulle corde di questo iconico strumento, che ebbe l’imprinting di un grande artista, e di portarlo con sé nel ventunesimo secolo”. Vincent Bessières

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