Il Barbarino, musica per liuto e viola da mano nel Cinquecento napoletano

Arcana AD106 Il Barbarino - Paul Kieffer
Il Barbarino, musica per liuto e viola da mano nel Cinquecento napoletano
Paul Kieffer, liuto e viola da mano
AD105

6 febbraio 2017

TRACCE

1 Tenore di Napoli
2 Fantasia
3 Da poi che vidi vostra falsa fede
4 Fantasia
5 Volta de Spagna
6 Fantasia
7 Pavana de España
8 Gagliarda bella
9 Fantasia
10 Io piango et ell’ il volto
11 Fantasia
12 Volta
13 Ricercar
14 Ricercar
15 Fantasia
16 Folias en primer tono
17 Fantasia
18 Fuga
19 Tocata
20 Fantasia
21 Canto llano y contrapunto
22 Ricercar
23 Fantasia
24 Matachin con sus diferencias

VIDEO

DESCRIZIONE

Durante il Rinascimento, il liuto ha rivestito un ruolo importante nella vita musicale di Napoli: era suonato sia nelle feste di piazza che in quelle di palazzo da persone appartenenti a diverse classi sociali, ma in particolare dal ceto nobile, per il quale lo strumento rappresentava la lira di Orfeo. In ambito napoletano, il termine generico ‘liuto’ veniva utilizzato per indicare anche la viola da mano, uno strumento a forma di chitarra, diretto discendente della vihuela spagnola. Nonostante la morfologia differente, i due strumenti erano perfettamente intercambiabili, come dimostra il riferimento ad entrambi nella più antica fonte napoletana di musica, composta per uno strumento a pizzico: l’intavolatura de Viola o vero Lauto di Francesco da Milano, stampata nel 1536. L’importanza del liuto in Italia non è proporzionata rispetto alla piccola quantità di musica sopravvissuta: lo strumento costituiva una parte importante della nuova cultura musicale napoletana, che dalla corte vicereale spagnola si diffondeva nelle varie istituzioni cittadine che supportavano la musica nelle chiese, nei conservatori e nelle confraternite. Il suonare il liuto fu sempre visto dalla nobiltà napoletana come un valore: un esempio è rappresentato dall’aristocratico, liutista, compositore e teorico musicale Luigi Dentice (c 1510-1566) e dal figlio Fabrizio, anch’esso liutista (c 1530-1581), celebri in tutta Europa e figure centrali per la musica liutistica napoletana. I nobili napoletani stipendiavano i migliori musicisti affinché insegnassero ai loro figli a cantare e a suonare e aiutarono in questo modo l’affermarsi della musica nella cultura napoletana. È in questo contesto che possiamo collocare l’elenco di celebri strumentisti fornito da Scipione Cerreto nel suo trattato del 1601, Della prattica musica vocale.

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