Franz Schubert, Sonate per violino (1816)

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Franz Schubert
Sonate per violino (1816)
Stéphanie Paulet violino, Daniel Isoir fortepiano
Etichetta: Muso
Formato: Cd
N. supporti: 1
Codice catalogo: MU029
Codice a barre: 5425019973292
Uscita in Italia: 17 maggio 2019
Ufficio commerciale: sales@self.it
Distributore: Self Distribuzione

TRACCE

13 Variations on a theme by Anselm Hüttenbrenner in A minor, D576
Sonata (Sonatina) for violin & piano in A minor, D385 (Op. posth. 137 No. 2)
Sonata (Sonatina) for violin & piano in D major, D384 (Op. posth. 137 No. 1)
Sonatina (Sonatina) in G minor, D408 (Op. posth. 137 No. 3)

DESCRIZIONE

La produzione di Franz Schubert per violino e pianoforte è costituita soltanto da sei numeri d’opera, anche se egli fosse perfettamente in grado di suonare questo strumento, avendolo appreso durante la sua infanzia e suonandolo regolarmente nella musica da camera. Le tre sonate di questa registrazione risalgono alla primavera del 1816. Le loro modeste dimensioni, “per pianoforte con accompagnamento di violino” – una formula antiquata che evoca il Settecento – portò a pubblicarle come “sonatine”, anche se la loro facilità è soltanto apparente e non riflette in alcun modo la loro natura, e nemmeno le intenzioni di Schubert.

Esse corrispondono a un periodo fertile del compositore e sono coeve della Quarta Sinfonia, dello Stabat Mater, della stesura dell’opera Die Bürgschaft, di molta musica da camera e, naturalmente, di lieder – la redazione finale di Margherita all’arcolaio e di Erlkönig risalgono al marzo 1816. Schubert conobbe anche grandi trasformazioni personali, e con il sostegno di una cerchia di conoscenti che scommettevano sul suo talento prese la decisione di diventare un compositore.

Queste sonate sono il frutto di un compositore diciannovenne che, pur ammirando Mozart, si avvicinava agli universi di Weber e di Beethoven. In effetti lo spirito di Mozart corre attraverso queste tre sonate, che all’epoca rappresentavano il fondamentale punto di riferimento, e certamente lo erano per Schubert. Eppure, senza imitare il maestro, Schubert riscrive la sonata ‘mozartiana’ la romanticizza, aprendola verso il nuovo secolo. Benché lo stile sia ben lontano dall’approccio delle sonate di Beethoven, più virtuosistico e riccamente variato, non per questo deve essere sottovalutato, ed è più interessante vedere ciò che già contengono di quel che è tipico e unico del loro compositore, e ciò che annuncia il suo stile futuro.

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